A quasi un mese dall’ingresso a Ceuta di circa 80mila migranti, tra il 30 e il 31 luglio, il governo di Pedro Sánchez non riesce a ricomporre una frattura interna che si è fatta ormai pubblica e politicamente pericolosa. Al centro dello scontro c’è una domanda tanto semplice quanto problematica: l’esecutivo sapeva, prima che accadesse, che a Ceuta si sarebbe consumata una crisi di quelle dimensioni? E se lo sapeva, perché non ha agito in tempo?

Su questo punto si confrontano ormai da giorni due versioni inconciliabili. Da un lato la ministra della Difesa, Margarita Robles, che davanti alla commissione Difesa del Congresso ha difeso il lavoro dei 25 agenti del Centro nazionale di intelligence (Cni) presenti sul territorio, sostenendo che le informazioni raccolte erano state condivise con le forze di sicurezza e con la Delegazione del governo. Robles è arrivata a precisare che il 29 luglio – un giorno prima dell’ondata di attraversamenti – gli agenti dell’intelligence avrebbero avvertito verbalmente la Delegazione di una convocazione circolata sui social media per tentare l’ingresso a nuoto, complice una festività in Marocco.

Dall’altro lato il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, che ha smentito seccamente questa ricostruzione: nessun rapporto, secondo lui, lasciava presagire un evento di quella portata, né da parte del Cni né da parte della polizia, della Guardia Civil o dei servizi alleati. Se un’informazione del genere fosse esistita, ha sostenuto il ministro, sarebbe stata immediatamente trasmessa ai vertici dell’esecutivo per attivare misure straordinarie.

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Nelle ore successive la posizione di Robles è rimasta sempre più isolata, come riportato nella ricostruzione di Agenzia Nova. La Delegazione del governo a Ceuta ha diffuso una nota per smentire di aver mai ricevuto un rapporto capace di anticipare quanto accaduto il 30 luglio, pur ammettendo di trasmettere quotidianamente i dati sull’aumento degli sbarchi via mare. E anche il ministro della Politica territoriale, Ángel Víctor Torres, responsabile del neonato comando unico per la gestione dell’emergenza, si è schierato apertamente con Grande-Marlaska, escludendo che vi fosse stata alcuna comunicazione su un arrivo di decine di migliaia di persone. Fonti di Governo citate dalla stampa spagnola sono arrivate a negare persino l’esistenza di un avviso orale, attribuendo le parole della ministra della Difesa a un possibile equivoco.

Resta comunque un margine di ambiguità, che gli osservatori spagnoli sottolineano, poiché un conto è aver segnalato una convocazione online per un tentativo di attraversamento, un altro è aver previsto un ingresso di massa di 80mila persone. Le due circostanze non sono necessariamente incompatibili, ma la contraddizione sui fatti concreti: chi ha comunicato cosa, a chi, e quando, resta senza risposta.

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Sul piano politico, Robles è stata anche l’unica esponente del governo a esprimere un’autocritica esplicita, chiedendo scusa ai cittadini di Ceuta che si sono sentiti abbandonati durante l’emergenza. Un gesto che il Partito popolare ha subito trasformato in un’arma, chiedendo le dimissioni della ministra e denunciando quella che definisce una grave negligenza dell’esecutivo. Anche il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, esponente del Pp, ha definito “realmente grave” l’ipotesi che le informazioni del Cni non siano state considerate a dovere.

Nel tentativo di riprendere il controllo della crisi, Sánchez ha convocato un Consiglio di sicurezza nazionale che ha portato all’istituzione del comando unico affidato a Torres, oltre all’approvazione di un piano di rilancio economico per Ceuta da circa 180 milioni di euro e di due riforme preliminari delle leggi su asilo e immigrazione, pensate anche per allineare la Spagna al Patto europeo su migrazione e asilo.

Ma il fronte parlamentare resta apertissimo. Nei prossimi giorni sono attese le audizioni di diversi ministri, tra cui lo stesso Grande-Marlaska, chiamato a chiarire se la sua smentita riguardi solo l’entità dell’arrivo o anche l’esistenza stessa della convocazione citata da Robles. E secondo indiscrezioni riportate dall’agenzia di stampa Europa Press, lo stesso Pedro Sánchez dovrebbe riferire in Parlamento il prossimo 3 settembre per fare chiarezza sulla gestione dell’intera vicenda: un appuntamento che si preannuncia decisivo per capire se la spaccatura interna al governo, ormai difficile da nascondere, avrà conseguenze politiche più ampie.

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